english translation below
DSC01400Mara Angeloni è il capo della delegazione italiana. È una ragazza (si avete capito bene, in perfetto non stile italiano il capo del nostro team è giovane) simpatica e molto gentile.
Contrariamente alla maggioranza dei negoziatori presenti alla conferenza di Bonn sui cambiamenti climatici, lei non è laureata in materie umanistiche, ma in statistica.
Gli chiedo se non sarebbe il caso di accelerare un pò questi negoziati, dato che l’impressione generale è che stiano procedendo davvero lentamente, ma Mara dice che al momento sono lenti proprio perchè ora si è nel pieno della trattativa, quindi ogni paese aspetta di vedere quali mosse faranno gli altri.

Lo spazio per negoziare c’è, anche se ogni paese fornisce ai negoziatori precise indicazioni politiche stabilite già prima dell’inizio della conferenza; c’è una range per negoziare, e ovviamente il loro compito è di portare a casa il massimo risultato politico possibile.
Ma il negoziatore non ha autonomia decisionale, è solamente uno strumento della politica; chi decide sono i policy makers a casa.

Mara dice che l’Italia appoggerà un impegno dell’UE di riduzione delle emissioni (rispetto ai livelli del 1990) del 20% nel 2020, e di essere disponibile ad una ulteriore riduzione per un totale del 30% nel caso di un accordo globale.
Penso che tutti i negoziatori qui a Bonn sanno che questi numeri rappresentino il minimo sforzo che si possa fare, e che non basta assolutamente! In realtà semplicemente riducendo le inefficienze e applicando la tecnologia disponibile sarebbe già possibile ridurre le emissioni a questi livelli.
dove quindi lo sforzo? Non si sta facendo abbastanza, e i negoziatori questo lo sanno. Ma il lavoro del negoziatore non è un lavoro semplice; da massimi professionisti devono lasciare le idee personali al di fuori dei negoziati e trattare alle condizioni richieste dai governi.
È incredibile vedere a che velocità comprano le magliette “quanti anni avrai nel 2050?”, ma allo stesso tempo la lentezza con la quale i loro negoziati procedono..

The Plenary Filling Up

Mara Angeloni is the head of the Italian negotiation team. She is a pleasant and very kind young woman (yes, you get it right, in a perfect non-Italian style our head negotiation is a “young”).
Unlike most of the negotiators here at the conference in Bonn, she is graduated in statistics.
I ask her if it is not the case to speed up these negotiations, as the overall impression is that everything is proceeding very slowly, but she says that it is because we are in the core of the process right now, thus everyone is just waiting for the others to do the first move.

There is room for negotiations, even if every country gives already fixed political indications before the beginning of the conference; the task of the negotiator is to get the best deal they can for their governments.
But negotiators don’t have any power to decide, they are just tools for politicians; the policy makers back home are the ones in charge.

Mara says that Italy is in favour of the EU pledge to reduce the emissions by 20% (below the 1990 levels) by 2020, and they can even go for the 30% if there is a global agreement.
I think that all the negotiators here in Bonn know that these numbers are the minimum they can do, and it is definitely not enough! Just reducing inefficiency and using the clean technology already available it is possible to reduce emission by these levels.
Where are the efforts then? Not enough is being done, and negotiators know it. But their job is not simple; they need to be professional and leave their personal beliefs out of the negotiations, and just do what they are being asked to do.
In fact it is incredible to see how speedily they buy the “how old will you be in 2050?” t-shirts but at the same time how slowly they are negotiating during this conference..

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